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Autore: Vera Pagani

Il Potere della Rassicurazione

© Vera Pagani

Quasi nessuno chiede esplicitamente di essere rassicurato, soprattutto in età adulta. Eppure, nei momenti di difficoltà ed incertezza, quello che chiediamo implicitamente – attraverso uno sguardo, una domanda, un silenzio – è spesso proprio questo. La rassicurazione ha un peso enorme nella nostra vita, molto più di quanto siamo abituati a riconoscere e cambia davvero qualcosa sia nel cervello sia nelle relazioni.

Cosa succede nel cervello quando veniamo rassicurati?

Il nostro sistema nervoso è costruito per rilevare minacce. L’amigdala – la struttura a mandorla nel cuore del cervello limbico – non dorme mai: scansiona continuamente l’ambiente in cerca di pericoli. Quando percepisce qualcosa di ambiguo o minaccioso, lancia un allarme attivando uno stato di allerta. Tale stato si dirama in tutto il corpo e produce una risposta di attacco o fuga.

La rassicurazione è in grado di interrompere questo ciclo. Per ognuno di noi, infatti, sentire una voce calma, ricevere uno sguardo rassicurante o parole che segnalano “sei al sicuro” porta il nostro organismo ad attivare il sistema di regolazione del nervo vago, abbassando la risposta di allerta (Porges, 2014; Cozolino, 2014).

Ma che cosa significa rassicurare?

In ottica gestaltica, la rassicurazione sana nasce prima di tutto dalla capacità di ricoscere la difficoltà dell’altro, dal comprenderlo empaticamente e dal donargli la nostra presenza, intesa come disposizione a rimanere insieme nel momento presente senza fuggire da esso (Yontef, 1988; Philippson, 2011).

Restare e sostare fa sì che il nostro modo di rassicurare possa proiettare l’altro in avanti. In questo maniera infatti riduciamo il senso di solitudine, attenuiamo l’anticipazione del pericolo, permettiamo all’altro di respirare e aumentiamo la speranza e la fiducia di poter gestire ciò che verrà.

La rassicurazione ci fa andare avanti

Da quanto detto fin qui comprendiamo bene che c’è una dimensione della rassicurazione che va oltre la gestione dell’ansia, ed è una forza vitale che ci permette di muoverci, di andare avanti.

Bowlby la chiamava base sicura. Il bambino sa di poter tornare dalla madre – sa di poter essere confortato e rassicurato – e proprio per questo esplora, rischia, cresce e si avventura più lontano. Non perché non abbia paura, ma perché sa che ha qualcuno da cui tornare che sarà presente e sostenente (Bowlby, 1988).

Questo meccanismo non finisce con l’infanzia. Da adulti, abbiamo ancora bisogno di creare legami che siano una base sicura (Mikulincer e Shaver, 2017). Rassicurazione

Dalla rassicurazione all’auto-rassicurazione

Con il tempo e con le esperienze positive accumulate la rassicurazione ricevuta dagli altri diventa altresì una risorsa interna. Il cervello infatti impara dalle esperienze sicure precedenti – le registra a livello mnemonico – e costruisce gradualmente degli schemi interni di auto-rassicurazione. Tali schemi non sono altro che una traccia di quelle esperienze passate che diventano la voce interna rassicurante che sa calmare il sistema quando l’allarme scatta, in una dimensione di ritrovato autosostegno (Siegel, 2021).

Cosa accade in psicoterapia?

La relazione terapeutica può divenire proprio quella base sicura che permette alla persona di fare esperienza in modo consapevole di cosa significa sentirsi rassicurati. In aggiunta, il lavoro terapeutico può portare a qualcosa di ancora più prezioso: la capacità di lasciarsi rassicurare dagli altri senza difendersi, la capacità di rassicurare a propria volta in modo autentico e la capacità di auto-rassicurarsi, cioè di attingere a quella risorsa interna costruita man mano, esperienza dopo esperienza.

Bibliografia

Bowlby, J. (1996). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento. Raffaello Cortina Editore: Milano.

Cozolino, L. (2014). The Neuroscience of Human Relationships. W.W. Norton & Company.

Mikulincer, M., e Shaver, P.R. (2017). Attachment in Adulthood: Second Edition. Structure, Dynamics, and Change. Guildford Press.

Philippson, P. (2011). Self in Relation. Gestalt Journal Press.

Porges, S.W. (2014). La teoria polivagale. Fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell’attaccamento, della comunicazione e dell’autoregolazione. Giovanni Fioriti Editore: Roma.

Siegel, D.J. (2021). La mente relazionale. Neurobiologia dell’esperienza interpersonale. Raffaello Cortina Editore: Milano.

Yontef, G.M. (1988). Awareness, Dialogue, and Process: Essays on Gestalt Therapy. The Gestalt Journal Press.

Credits Foto: Alvaro Naranjo da unsplash e Bianca Vandijk da pixabay.

Psicoterapia per le Dipendenze: in cosa posso esserti utile?

Il lavoro di Psicoterapia per le Dipendenze è un lavoro molto delicato poiché la dipendenza è una sofferenza molto complessa che richiama in causa un’interazione problematica tra soggetto, oggetto e contesto.

Cosa accomuna i diversi tipi di dipendenze?

In tutti i casi la dipendenza della persona si esprime su vari livelli (psicologico, comportamentale e affettivo). A livello comportamentale, tendenzialmente, possiamo notare che il soggetto va alla ricerca costante della sostanza, dell’oggetto o della ripetizione di un comportamento; a livello psicologico la persona è completamente assorbita dall’oggetto della sua dipendenza, tanto da non riesce a farne a meno e finire con il trascurare altre cose fondamentali della sua vita. Tutto ciò naturalmente crea un legame affettivo unico e indissolubile con l’oggetto della dipendenza compromettendo la sfera sentimentale, amicale, lavorativa, ecc. con delle conseguenze importanti su più fronti.

Di cosa mi occupo in quanto Psicologa Psicoterapeuta?

  • Dipendenza da Gioco D’Azzardo;
  • Dipendenza da Nicotina;
  • Dipendenza da Smartphone e Nomofobia: quest’ultima comprende la paura patologica di restare fuori dalla connessione;
  • Dipendenza da Utilizzo delle Nuove Tecnologie;
  • Dipendenza da Social Network;
  • Dipendenza da Trading online;
  • Dipendenza da Lavoro;
  • Dipendenza da Esercizio Fisico: condizione in cui vi è una ossessione malsana per la forma fisica e l’esercizio;
  • Dipendenza da Shopping o Oniomania: è una dipendenza comportamentale che prevede l’impulso morboso all’acquisto compulsivo;
  • Dipendenza Affettiva;
  • Dipendenza da Alcol e Sostanze;

Qual è il percorso terapeutico che ti propongo?

Intraprendere un percorso con me lavorando sulla dipendenza significa imparare il proprio funzionamento in rapporto alla sostanza o all’oggetto, conoscere i propri limiti e le proprie potenzialità che poi ti consentiranno di gestire l’astinenza e, più di ogni cosa, il craving (il desiderio o appetito di tornare ad usare la sostanza o a riattivare quel comportamento).

Affronteremo insieme il senso delle ricadute e impareremo a governare le emozioni e i pensieri che girano attorno a questo amore distruttivo.

Conoscerai te stesso, ciò che ti ha portato alla dipendenza e inizierai ad apprezzare di nuovo ciò che ti circonda, trovando altre ancore e sostegni più funzionali per la tua vita.

Vuoi maggiori informazioni sui costi di un percorso con me?

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Credits foto: Markus Winkler da unsplash

Psicoterapia e Sostegno Psicologico: in cosa posso esserti utile?

La psicoterapia e il sostegno psicologico da me proposti guardano alla globalità della persona (pensiero, emozione e corpo) e all’esperienza quotidiana del paziente per andare a individuare le diverse aree di malessere o difficoltà e generare un cambiamento che si traduca veramente in azioni trasformative nella vita di tutti i giorni.

Durante il percorso di psicoterapia e sostegno psicologico mi avvalgo di diverse tecniche che vengono tarate sulla base dei bisogni della persona in quel momento. A volte propongo anche la Terapia EMDR per un lavoro ancora più mirato su sofferenze acute specifiche.

Di cosa mi occupo in quanto Psicologa Psicoterapeuta?

  • Sofferenza ansiosa (ad esempio: generalizzata, da prestazione, anticipatoria, vissuto ansioso legato al contesto scolastico/universitario o lavorativo);
  • Fobia Sociale;
  • Stress Psicologico legato a varie problematiche;
  • Difficoltà relazionali;
  • Sofferenze depressive o altre sofferenze legate all’umore;
  • Insonnia: insonnia iniziale, intermittente, terminale o del risveglio precoce;
  • Vissuti traumatici;
  • Sofferenze alimentari: con particolare riferimento al binge-eating;
  • Sofferenza psicologica legata ad una sintomatologia somatica: ad esempio, preoccupazione grave per il proprio stato corporeo o per la propria salute in generale, stress psicologico protratto causato da uno stato di malattia cronica, mancata accettazione di una patologia cronica, restringimento della qualità della vita causato da un’ansia eccessiva verso il corpo, ecc.
  • Difficoltà legate al ciclo di vita: si intendono difficoltà che sono, in qualche modo, collegate a particolari momenti di vita che ci colgono impreparati e di fronte ai quali iniziamo a sperimentare una certa sofferenza, spesso etichettata come “crisi” (inizio di un nuovo lavoro o dell’università, neo-genitorialità, trasferimenti, adolescenza dei figli, pensionamento, ecc.).

Oltre a queste sofferenze mi occupo anche di problematiche molto più settoriali e specifiche che possono, ad ogni modo, intrecciarsi con i temi di cui ho parlato sopra. Tali problematiche riguardano:

  • Bullismo e Cyberbullismo: ho una formazione e un’esperienza lavorativa molto approfondita su questo tema (vedi anche qui le mie pubblicazioni);
  • Dipendenze: posseggo una formazione ed esperienza lavorativa sia individuale sia di gruppo molto approfondita sul tema delle dipendenze classiche e delle nuove dipendenze;
  • Discriminazione: la mia esperienza lavorativa e il mio interesse riguardo questa tematica si intrecciano molto con i temi di cui sopra.

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Credits foto: Markos Mant da unsplash

EMDR per il trattamento dell’insonnia

© Vera Pagani

Scrivere un articolo sull’EMDR per il trattamento dell’insonnia non è cosa semplice perché è una proposta relativamente nuova e poco conosciuta.
Se stai leggendo questo articolo sai benissimo che tanto è stato detto e fatto per trattare l’insonnia ma, abbastanza spesso, con scarsi risultati, soprattutto nelle condizioni di insonnia cronica.

L’insonnia e altri disturbi del sonno

Quasi tutti gli esseri umani sanno cosa significa soffrire di insonnia poiché hanno sperimentato questa condizione almeno 1 volta nella loro vita. Vero è che, una gran parte della popolazione, soffre di questo disagio per brevi periodi di tempo (2-3 notti ogni tanto) e ciò non rappresenta dunque necessariamente un problema a lungo termine.

EMDR e insonnia

Insonnia

L’insonnia è caratterizzata dalla mancanza di appagamento nella qualità e/o nella quantità del sonno. Le persone che soffrono di insonnia riferiscono difficoltà ad addormentarsi o a rimanere addormentate. Tali difficoltà permangono per lunghi periodi.

Gli insonni dormono solo poche ore a notte, possono avere un sonno superficiale, sonnolenza diurna, possono avere risvegli continui o molto precoci. Il sonno può essere di scarsa qualità, per nulla ristoratore e di conseguenza le attività quotidiane ne risentono sempre. I pazienti dichiarano stanchezza, disturbi dell’umore, difficoltà di concentrazione e attenzione (Fernandez-Mendoza e Vgontzas, 2013).

L’insonnia può essere primaria o secondaria:

  • L’insonnia primaria: è un disturbo indipendente, non ha una causa che dipende da un altro disagio o disturbo specifico;
  • L’insonnia secondaria: deriva da un’altra sofferenza psicologica.
Altri disturbi del sonno

Ci sono altri disturbi del sonno che comportano una interruzione della capacità di una persona di avere un sonno di qualità. La sindrome delle gambe senza riposo (RLS), la narcolessia, l’apnea notturna, il terrore notturno (pavor nocturnu) e la paralisi del sonno sono alcuni dei disturbi del sonno con sintomi prettamente fisici.
Tali disturbi non verranno trattati in questo articolo e dovrebbero essere diagnosticati da un personale medico specializzato.

Cos’è l’EMDR?

L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è un metodo psicoterapico strutturato sviluppato da Francine Shapiro. Tale metodo facilita il trattamento di diverse psicopatologie e problemi legati sia ad eventi traumatici sia ad esperienze più comuni ma emotivamente stressanti. La stimolazione bilaterale propria dell’EMDR contribuisce a migliorare l’elaborazione delle informazioni da parte del cervello contribuendo alla riduzione del disagio emotivo e alla strutturazione di pensieri più appropriati e funzionali.

Perché l’EMDR per il trattamento dell’insonnia?

Se l’insonnia non risulta causata da un problema fisico ma ha radici più profonde e si manifesta come sintomo invalidante, tramite lo studio della problematica del paziente e del suo disagio si può creare un piano di trattamento EMDR che lavori sul passato, sul presente e sul futuro in modo tale da risolvere la difficoltà in una prospettiva a tutto tondo.

L’EMDR può aiutare la persona ad arrivare alla radice del proprio disturbo del sonno e aiutarla ad elaborare la componente emotiva inclusa, per esempio, l’ansia correlata al sonno.
L’EMDR aiuta, inoltre, a ridurre le emozioni e i ricordi negativi associati al disturbo del sonno e, dunque, a migliorare la qualità del sonno. In aggiunta, può contribuire a ridurre i livelli di ansia e stress creando le condizioni per un sonno migliore.

Il mio lavoro con l’insonnia tramite l’EMDR e il mio approccio psicoterapico

Lavorare con me sul disturbo del sonno comprende la presa in carico della persona in un modo personalizzato che tiene conto della storia dell’insonnia, di una valutazione dell’igiene del sonno e della persona nel suo complesso in modo tale da strutturare un piano ad hoc per la risoluzione di questo fastidioso sintomo.

Bibliografia

Fernandez-Mendoza, J., Vgontzas, A.N. (2013). Insomnia and its impact on physical and mental health. Curr. Psychiatry Rep. 12(12): 418.

Sitografia

EMDR – il sito ufficiale – Associazione per l’EMDR in Italia: https://emdr.it/

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Credits foto: neale lasalle da pexels e megan te boekhorst da unsplash

La terapia online in breve: in cosa posso esserti utile?

La terapia online è un modo in cui paziente e terapeuta si raggiungono, attraverso una piattaforma virtuale, in un tempo e spazio che è solo loro ed è dedicato al lavoro psicologico insieme.

Perché la terapia online?

La terapia online permette di sopperire ai limiti spaziali e, molto spesso, anche temporali.

In che senso temporali? Tale tipo di terapia è molto utile per chi ha, ad esempio, una vita frenetica e vuole ammortizzare i tempi, incastrare gli impegni ma non per questo rinunciare ad un lavoro psicologico su di sé.

In quali altri casi è utile?

La terapia online è spesso utile nel caso in cui i pazienti siano studenti fuorisede, expat, nel caso in cui le persone stiano affrontando trasferimenti di varia natura o particolari disagi psicologici come, ad esempio, il ritiro sociale.

Di cosa mi occupo maggiormente durante le mie terapie online?

  • Ansia (ad esempio: ansia da prestazione, ansia legata al contesto scolastico/universitario o lavorativo, ansia anticipatoria, ansia generalizzata);
  • Fobia Sociale;
  • Stress Psicologico legato a varie problematiche;
  • Difficoltà relazionali.
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Se ti interessa la terapia online o vuoi approfondire il mio approccio durante i colloqui online leggi un altro articolo su questo tema cliccando qui!

Credits foto: Norbert Levajsics da unsplash

La terapia di coppia in breve: in cosa posso esserti utile?

La terapia di coppia è una forma di psicoterapia dedicata alla coppia, che può aiutare te e il tuo partner a migliorare la vostra relazione.

Lo psicoterapeuta di coppia vi è utile in quanto si prende cura, insieme a voi, di ciò che sta accadendo all’interno della coppia, per aiutarvi a superare la crisi nel rapporto.

Di cosa mi occupo in quanto terapeuta di coppia?

Comunicazione di coppia: in tutti quei casi in cui i partner vengono in terapia affermando “non sappiamo comunicare”. A livello sottostante ovviamente i membri della coppia riportano una sofferenza legata al non essere compresi dall’altro. Spesso hanno la sensazione di viaggiare su binari differenti e le incomprensioni affaticano i partner e lacerano il rapporto.

Crisi di coppia legata a un cambiamento: “è cambiato/a, non lo/a riconosco più”. La crisi riguarda lo scoprirsi in modo diverso o notare dei cambiamenti nel partner con i quali si fatica a fare i conti. Questa crisi è connessa naturalmente ai cambiamenti del ciclo di vita della coppia o, a livello personale, a cambiamenti a livello emotivo e comportamentale di uno o di entrambi i partner.

Tradimento: lo strappo nella coppia è dato, in questo caso, dalla scoperta o dallo svelamento di un tradimento avvenuto o ancora in atto.

Gestione del conflitto: in questi casi la vita di coppia sembra divisa in due. Ci sono momenti in cui si sta molto bene con il partner e altri in cui nascono dei conflitti che sembrano molto difficili da risolvere. La coppia sente la sofferenza legata alla cattiva gestione del conflitto dove a volte può prevalere la rabbia, il risentimento, il rimorso, il senso di colpa e altri sentimenti che i partner vivono come poco piacevoli.

Gelosia: in questo caso la coppia viene in terapia perché uno dei partner presenta un livello di gelosia che, attraverso comportamenti, vissuti o azioni, mina il benessere o l’equilibrio della coppia. I partner decidono così di prendersene cura insieme (se vuoi approfondire il tema della gelosia clicca qui).

Cogenitorialità: un lato particolare della vita di coppia. In questo caso i partner ricercano un aiuto quando si rendono conto, ad esempio, che la nuova nascita ha creato una crisi di coppia a livello di intimità di coppia, oppure se appare evidente che vi è troppo dislivello tra i partner a livello educativo con il figlio tale per cui si perde l’alleanza genitoriale.

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Credits foto: Brooke Cagle da unsplash

Gioco d’Azzardo Patologico

© Vera Pagani

A quale tipo di gioco rimanda il Gioco d’Azzardo?

Il gioco d’azzardo rimanda ad un tipo di gioco dove la vittoria o la perdita sono da attribuire al caso. Giocare significa sostanzialmente svolgere un ruolo passivo e di attesa, essere nelle mani del destino (esempi eclatanti: lotteria, scommesse dei cavalli, ecc.).

Le tipologie di giocatore

A chi non è mai capitato di giocare, durante le festività natalizie, alla tombola? Va detto, quindi, che il gioco d’azzardo per la maggior parte delle persone rappresenta un passatempo momentaneo, una tradizione condivisibile con altre persone. Per altri, purtroppo, diventa una vera e propria sofferenza, un problema, una dipendenza, nota con il nome di Gioco d’Azzardo Patologico, che può portare gravi conseguenze non solo nella vita del giocatore stesso ma anche in quella di chi gli sta intorno.

Guerreschi (2000) suggerisce un’interessante distinzione in sei tipi di giocatori:

  1. Giocatori d’Azione con Sindrome di Dipendenza: il gioco cattura completamente la loro attenzione e diventa, anche involontariamente, la priorità, a scapito di famiglia, amici e lavoro.
  2. Giocatori per Fuga con sindrome di Dipendenza: utilizzano il gioco per alleviare altre sofferenze o difficoltà di vita. Giocano, quindi, per ridurre l’ansia, la depressione, la noia, il senso di solitudine, lo stress o per staccare la spina. La cosa pericolosa è che il gioco diventa l’unico strumento funzionante per alleviare tali problematiche.
  3. Giocatori Sociali Costanti: il gioco è la principale fonte di rilassamento e divertimento. Tuttavia riescono a trovare altre attività che li distraggono e li aiutano ad alleviare tensioni o superare momenti di difficoltà. Riescono a mantenere il controllo sul gioco e, dunque, non trascurano lavoro, famiglia o amici.
  4. Giocatori Sociali Adeguati: giocano qualche volta per passatempo o per puro divertimento. Ciò non interferisce con le loro normali attività quotidiane o di vita.
  5. Giocatori Antisociali: utilizzano il gioco per ottenere illegalmente dei guadagni.
  6. Giocatori Professionisti Non Patologici: l’attività del gioco è per loro solo una professione.

Gioco d'Azzardo Patologico

Quando il Gioco d’Azzardo inizia a diventare un problema?

È evidente, quindi, che il gioco d’azzardo diventa patologico quando non rimane più un’attività meramente ricreativa e controllata, ma si trasforma in un’attività che risucchia completamente alla persona tempo, attenzione, pensieri ed energie.

I sintomi o segnali più lampanti sono:

  • Coinvolgimento sempre crescente in termini di tempo, emozioni e denaro nell’attività dedicata al gioco;
  • Bisogno di giocare somme sempre più alte per raggiungere lo stato di benessere desiderato;
  • Incapacità o grande difficoltà a fermarsi;
  • Perdita di una quantità eccessiva di denaro rispetto alle entrate economiche;
  • Irrequietezza o irritabilità quando il giocatore smette di giocare o è impossibilitato a giocare;
  • Il gioco diventa una fuga cronica dai problemi o dai momenti di sconforto;
  • La persona quando perde vuole spesso tornare a giocare per rifarsi della perdita subita;
  • Mente agli altri (familiari e non) per nascondere il livello di coinvolgimento nei confronti del gioco;
  • Confida che gli altri possano fornire denaro in caso di bisogno causato dal gioco;
  • Compie degli sforzi per ridurre il gioco ma non riesce a smettere di giocare o non riesce a mantenere un livello adeguato di controllo;
  • Non è consapevole della gravità legata alla sua condizione;
  • Compie azioni illegali pur di riuscire a giocare;
  • Mette a rischio cose molto importanti.

Gioco d’Azzardo Patologico Online

La fruizione del gioco d’azzardo nel mondo virtuale è potenzialmente ancora più rischiosa del gioco d’azzardo “in presenza” per diversi motivi (Lavenia, 2018):

– Vi si accede molto facilmente: internet consente un accesso facile ed immediato. In aggiunta, alcune volte ci sono dei banner che invitano proprio al gioco senza che tu lo voglia;

– Vi è un bonus di entrata: viene data alla persona una cifra piccola per avere la possibilità di iniziare a giocare. Vengono, però, presto richiesti i dati della propria carta di credito che restano registrati;

– Risulta difficile controllare l’età reale della persona che gioca: vi è, dunque, un grande rischio per i minorenni;

– Non vi è timore del giudizio altrui: il gioco è sostanzialmente solitario e fruibile in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo;

– Nessun vincolo: non ci sono limiti orari o spazio-temporali;

– Non si ha un’idea precisa di quanto si perde: dando la carta è ancora più difficile accorgersi della reale entità delle perdite;

– Le partite non hanno dispendio cognitivo: risultano facili, veloci e hanno regole molto semplici.

– Percezione di vincita facile: soprattutto nei giovani ci può essere una erronea percezione di guadagni facili senza mettere impegno nelle attività svolte.

Cosa fare per intervenire?

Intervenire si può. In cosa consiste il mio aiuto? Insieme allo psicoterapeuta, durante il percorso, vengono strutturate delle strategie personalizzate al fine di gestire i momenti di impulsività. Allo stesso modo si sosta sull’ambito emotivo e di pensiero in modo tale da riuscire a fornire al paziente, lavorando in sinergia con lui, un nuovo modo di affrontare le sfide della vita e di stare nella quotidianità senza il pensiero opprimente e il desiderio costante del gioco.

Per ulteriori informazioni o per prenotare un colloquio contattami.

Bibliografia

Guerreschi, C. (2000). Giocati dal gioco. Quando il divertimento diventa una malattia: il gioco d’azzardo patologico. San Paolo Edizioni: Cinisello Balsamo.

Lavenia G. (2018). Le dipendenze tecnologiche: valutazione, diagnosi e cura. Giunti Psychometrics: Firenze.

Credits foto: Erick Mclean da unsplash e Dylan Clifton da unsplash

Quanto costa un colloquio di Psicoterapia?

© Vera Pagani

Quanto costa la psicoterapia?

Cercare informazioni online riguardo quanto costa un colloquio di psicoterapia può risultare frustrante. Questo ovviamente è dato soprattutto dal fatto che i costi per un colloquio o, addirittura, un percorso psicoterapico, sono spesso difficili da determinare tramite internet.

Qual è la differenza tra Psicologo e Psicoterapeuta?

Prima di ogni cosa è bene portare chiarezza sulla differenza tra Psicologo e Psicoterapeuta.

Psicologo

Professionista laureato in Psicologia (5 anni) e iscritto regolarmente all’Ordine degli Psicologi che si propone di “promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità. In ogni ambito professionale opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stesse e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace” (art.3 Codice Deontologico degli Psicologi Italiani). Lo psicologo che non sia specializzato in psicoterapia non ha una formazione specifica che gli consenta di trattare disturbi psicologici o psichiatrici.

Psicoterapeuta

È un professionista della salute che, dopo la laurea in Psicologia (5 anni) e l’iscrizione all’Ordine degli Psicologi, ha deciso di proseguire gli studi post-universitari specializzandosi presso una scuola di Psicoterapia (solitamente della durata di 4 anni). Lo psicoterapeuta offre ai pazienti un percorso di valutazione diagnosi e trattamento per sofferenze psicologiche o psichiatriche di varia entità (lieve, media o grave), ad esempio ansia, depressione, attacchi di panico, fobia sociale, dipendenze, ecc.

Cosa comprende il costo di un colloquio di psicoterapia? I fattori che lo influenzano 

Il tempo del colloquio e non solo Quanto costa un colloquio di psicoterapia

Il costo di un colloquio di psicoterapia non comprende solo il tempo del colloquio. Il professionista prende in carico la tua problematica in modo personalizzato e lavora per te anche fuori dalla stanza di terapia. Il tempo e lo spazio non sono solo quelli della seduta.

Uno psicoterapeuta che ha cura dei suoi pazienti riflette e rielabora ciò che è accaduto nell’incontro precedente per proseguire al meglio nei colloqui successivi e aiutare il paziente a mantenere un filo rosso lungo tutto il percorso.

In aggiunta ricordiamo che solitamente il terapeuta è contattabile in caso di emergenze o necessità anche nell’orario extra lavorativo. Si applica la reperibilità in determinati momenti e fasce orarie. Ovviamente questo a discrezione di ogni singolo psicoterapeuta. Nella mia pratica professionale vige la reperibilità.

Le spese vive

Unitamente a questo è utile specificare che il costo della psicoterapia comprende anche delle spese obbligate che un professionista, in quanto tale, deve sostenere. Partiamo dalle spese relative al fatto di appartenere ad una categoria che ha cura dell’altro: quindi il costo dato dal confronto con colleghi più anziani e mentori (chiamato supervisione), l’appartenenza a società di psicoterapia che garantiscono lo scambio tra colleghi a livello nazionale e internazionale, il costo inerente la formazione continua e l’ottenimento di crediti formativi importanti per l’aggiornamento professionale.

A ciò si aggiungono i costi burocratici e strettamente inerenti il mantenimento di un’attività, che risultano ovvi ma non devono essere dati per scontati: costo dello studio in cui ci si incontra, strumenti di lavoro vari e utili nella pratica clinica, tassazione, commercialista, ente pensionistico, spese di iscrizione all’ordine, ecc.

Chiedi informazioni!

Dal momento che il costo viene deciso dal singolo professionista in modo autonomo, è sempre bene rivolgersi direttamente a lui per avere indicazioni precise sul compenso che richiede la sua prestazione. Inoltre è importante specificare che il costo spesso varia a seconda della tipologia di intervento (terapia individuale, terapia di coppia, terapia di gruppo, terapia familiare).

La mia filosofia: una Psicoterapia Sostenibile

Ho sempre pensato che la Psicoterapia fosse un percorso prezioso e importante per l’essere umano. Conformemente a questo, al di là della mia passione per lo studio, l’aggiornamento costante e la pratica professionale, nutro la concezione di una Psicoterapia Sostenibile che possa, in qualche modo, garantire ad ogni persona di intraprendere un percorso psicoterapico in assoluta serenità in termini di costi.

Insomma una psicoterapia che, molto semplicemente, possa essere sostenuta da una persona single, che vive da sola e ha uno stipendio moderato.

Sono sempre molto chiara con i miei pazienti e durante i primi colloqui definisco con loro gli obiettivi del percorso psicologico che andremo a intraprendere insieme e la frequenza dei colloqui. Fa, inoltre, parte del mio lavoro garantire al paziente un aggiornamento regolare di come sta andando il percorso.

Detrazione Fiscale

A quanto detto va aggiunto il fatto che l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n.20 del 13/05/11, ha equiparato le prestazioni di tipo sanitario dello psicologo psicoterapeuta a quelle del medico consentendone in tal modo la detrazione anche senza prescrizione medica (art. 15, comma 1, lett. c, del TUIR).

Le fatture possono, quindi, essere detratte al momento della dichiarazione dei redditi se vengono saldate con pagamento tracciabile (bonifico, carta di credito/bancomat, ecc. ).

Se vuoi più informazioni contattami!

Credits foto: Micheile dot com da unsplash e Nattanan Kanchanaprat da pixabay

La Terapia di Coppia

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Perché una coppia viene in terapia?

La terapia di coppia sostanzialmente inizia laddove vi è una crisi. Sembra una risposta banale ma è proprio così. La coppia, ad un certo punto, vive un momento di rottura che non può più negare in alcun modo e che danneggia quell’equilibrio che, apparentemente, durava da tempo.

Questa crisi è ovviamente vissuta dai partner con dei conseguenti cambiamenti a livello emotivo e comportamentale che dimostrano l’evidente disagio che la coppia sta sperimentando.

Di solito i membri della coppia hanno già cercato, come altre volte, di far fronte alla crisi gestendo come possono questo momento. Tuttavia, stavolta, a causa dei processi di vita che possono portare alla trasformazione della relazione, al modo in cui è vissuta o al cambiamento dei partner stessi, tale crisi sembra molto più difficile da superare e ciò porta la coppia a chiedere aiuto.

I pilastri fondanti una vita di coppia soddisfacente

Nel mio lavoro con le coppie, così come nei miei studi precedenti e attuali (Pizzimenti, 2015; Rogers, 1972), ho ritrovato alcuni punti per me fondamentali che possono essere intesi come “buoni pilastri” per una vita di coppia che sia soddisfacente. Li elencherò qui sotto non in ordine di importanza:

Impegno: la coppia lavora al processo di cambiamento e crescita della propria relazione. I partner investono energia nella coppia poiché sentono che essa rappresenta una grande ricchezza nella loro vita.

Comunicazione: i partner sono disposti a condividere i propri sentimenti, i propri pensieri, così come si impegnano per comprendere quelli dell’altro.

Flessibilità dei ruoli: i partner si sentono liberi di vivere secondo le proprie scelte piuttosto che secondo aspettative, ruoli o comportamenti rigidi che la società impone.

Differenziazione: la coppia ha la capacità di sentirsi in comunione ma, al tempo stesso, ogni partner sente che, attraverso la coppia, è in grado di scoprire e sperimentare parti nuove di sé che poi può portare nel mondo.

Incoraggiamento: ogni partner, sentendo l’unicità e la preziosità del compagno di vita, prova stima verso quest’ultimo e lo incoraggia alla realizzazione di se stesso.

Sessualità: i partner sono in grado di incontrarsi in un contatto sessuale che è in grado di essere sempre intimo, giocoso e comunicativo.

Gestione del conflitto: la coppia è in grado di affrontare i conflitti senza attingere a rivendicazioni del passato, insulti o colpi bassi che mirano a ferire l’altro.

Terapia di CoppiaLa terapia di coppia secondo il mio approccio

Ogni crisi è a sé e riguarda profondamente ogni vita di coppia, che è unica e irripetibile. Tuttavia si può affermare che la crisi trae vita dall’incrinatura di uno o più dei seguenti pilastri.

Lo psicoterapeuta gestaltico lavora come terzo necessario ma non influente.

In che senso? Il suo compito è quello di far fluire la comunicazione tra i due partner aiutando entrambi a portarsi all’altro con spontaneità e autenticità, rivitalizzando la fiducia nell’ascolto e nell’empatia.

La terapia di coppia diventa occasione per sostare sui problemi, costruire e ricostruire una comunicazione, una gestione dei conflitti o un modo incontrare l’altro che sia nuovo e permetta di creare o ridare freschezza al legame tra i partner.

Bibliografia

Mariano Pizzimenti (2015). Aggressività e sessualità. Il rapporto figura/sfondo tra dolore e piacere. Franco Angeli: Milano.

Rogers, C.R. (1972). Becoming Partners: Marriage and Its Alternatives. Delta: New York, trad.it. Partners. Il matrimonio e le sue alternative, Astrolabio, Roma, 1974.

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Credits foto: Tù Anh da pixabay e This is Zun da pexels

La Psicoterapia con le tossicodipendenze

© Vera Pagani

Parlare di psicoterapia con le tossicodipendenze è complesso. Diversi orientamenti psicoterapici si sono occupati di dipendenza da sostanze. Qui di seguito vi esporrò ciò che, a mio avviso, è caratteristico del mio approccio, la Psicoterapia della Gestalt, nel lavoro con la persona dipendente da sostanze.

Vorrei porre il focus su tre fattori che considero pilastri fondamentali: la presa di coscienza e la motivazione al cambiamento da parte del paziente, l’affrontare insieme i momenti di crisi e il ruolo del terapeuta nel processo di cura (Lozano, 2000).

Presa di coscienza e motivazione al cambiamento

L’emergenza della dipendenza

La fretta. Cara vecchia nemica. Osservo spesso un atteggiamento frettoloso al cambiamento da parte dei miei pazienti con dipendenza da sostanze (e, se devo essere sincera, non solo da parte loro). Nel loro caso ciò avviene anche perché si trovano di fronte ad una problematica di una certa urgenza reale e tangibile. Da una parte infatti vi è il pericolo che il paziente sente per la propria vita, dall’altro lato la situazione è spesso angosciante non solo per il paziente stesso ma anche per i familiari, per gli amici e per le persone vicine.

L’importanza del darsi tempo

Questa fretta tuttavia non porta da nessuna parte e tende ad oscurare delle dinamiche importanti che, se svelate, potrebbero contribuire ad una ottimale prosecuzione del processo terapeutico. Tali dinamiche riguardano soprattutto il conflitto interno di chi presenta una tossicodipendenza. Il paziente “si sente schiavo della presunta libertà che il consumo gli dà” (Lozano, 2000). Egli, in effetti, vive tutta una serie di ambivalenze molto spesso nascoste: prova piacere ad usare la sostanza, si sente schiavo, a volte sente di poterla dominare, poi si sente trasgressore, poi colpevole, poi senza speranza, poi in grado di farcela da solo, ecc.

Ascoltare se stessi

Psicoterapia e tossicodipendenza

Ecco allora che in campo psicoterapico cambiare ciò che si agisce, si pensa o si sente non è appropriato se prima non si realizza pienamente e autenticamente cosa si sta vivendo. E questo cosa significa?

Vuol dire che è inutile pretendere un cambiamento da noi stessi se prima non sappiamo dove ci troviamo, come ci sentiamo e cosa dice di noi questa sofferenza. Non prendere coscienza di questo, infatti, comporta il volere che qualcuno ci dica “cosa dobbiamo fare per guarire”. Questo è molto diverso dall’assunzione di responsabilità necessaria a rivelare i nostri bisogni, le nostre emozioni, i nostri conflitti e decidere liberamente cosa vogliamo per la nostra vita (Lozano, 2000).

Affrontare insieme i momenti di crisi

Le più svariate sostanze ormai sono utilizzate da chi le consuma per quasi tutti gli scopi, da un attuale “assumo perché voglio sentirmi più a mio agio con gli altri” ad un generico “mi faccio perché non voglio sentire nulla”. Ma si potrebbero riportare tanti altri esempi. Il fine è quasi sempre occuparsi della propria sofferenza ma in modo disfunzionale. Ecco perché la persona con una dipendenza da sostanze ha bisogno di essere consapevole, di diventare esploratrice di se stessa, di dare un senso alle proprie crisi personali, di portare attenzione al proprio corpo, alle sue emozioni e ai suoi pensieri.

Le crisi non sono qualcosa di negativo di per sé, da risolvere in fretta, ma sono qualcosa da contenere, guidare e sostenere in terapia affinché il paziente impari ad affrontarle senza scappare ancora e ancora (Borja, 2011).

Le paure non si evitano, si incontrano.

I problemi non si scacciano, si affrontano.

La ricaduta

Può anche capitare sussistano delle ricadute nel processo di guarigione. Ciò non deve generare pessimismo riguardo il trattamento o riguardo la possibilità di uscire da questa sofferenza. Occorre trattare le ricadute con adeguato rispetto. Questo significa riconoscerle, dar loro valore e sostare su ciò che è accaduto in modo serio, consapevole e aperto.

Il ruolo del terapeuta nel processo di cura

Il terapeuta della Gestalt parte da una concezione profonda, sensibile e umana del lavoro terapeutico che gli consente di guardare alla persona nella sua totalità e non solo per il sintomo che essa riporta. La qualità dell’approccio gestaltico sta infatti nell’integrare gli aspetti mentali, emotivi, fisici e sociali di una persona nell’esperienza che vive nel presente. Ciò porta ad un significato più ampio di ciò che sta accadendo. La comunicazione con il paziente sarà sempre genuina e autentica, basata sulla fiducia e sulla chiarezza.

Il terapeuta è inteso come un compagno nel processo di cura. L’obiettivo è lavorare sulla dipendenza, trovando insieme la soluzione migliore e personalizzata, per arrivare ad un autosostegno e ad un benessere relazionale reale.

Bibliografia

Borja, G. (2011). La locura lo Cura: Manifiesto Psicoterapéutico. Ediciones La Llave.

Lozano, J.G. (2000). Actitud en terapia gestalt con drogodependientes. Informació Psicològica, 74:32-36.

Credits foto: Dan Meyers da unsplash e Joshua Woroniecki da pixabay