Il Potere della Rassicurazione
© Vera Pagani
Quasi nessuno chiede esplicitamente di essere rassicurato, soprattutto in età adulta. Eppure, nei momenti di difficoltà ed incertezza, quello che chiediamo implicitamente – attraverso uno sguardo, una domanda, un silenzio – è spesso proprio questo. La rassicurazione ha un peso enorme nella nostra vita, molto più di quanto siamo abituati a riconoscere e cambia davvero qualcosa sia nel cervello sia nelle relazioni.
Cosa succede nel cervello quando veniamo rassicurati?
Il nostro sistema nervoso è costruito per rilevare minacce. L’amigdala – la struttura a mandorla nel cuore del cervello limbico – non dorme mai: scansiona continuamente l’ambiente in cerca di pericoli. Quando percepisce qualcosa di ambiguo o minaccioso, lancia un allarme attivando uno stato di allerta. Tale stato si dirama in tutto il corpo e produce una risposta di attacco o fuga.
La rassicurazione è in grado di interrompere questo ciclo. Per ognuno di noi, infatti, sentire una voce calma, ricevere uno sguardo rassicurante o parole che segnalano “sei al sicuro” porta il nostro organismo ad attivare il sistema di regolazione del nervo vago, abbassando la risposta di allerta (Porges, 2014; Cozolino, 2014).
Ma che cosa significa rassicurare?
In ottica gestaltica, la rassicurazione sana nasce prima di tutto dalla capacità di ricoscere la difficoltà dell’altro, dal comprenderlo empaticamente e dal donargli la nostra presenza, intesa come disposizione a rimanere insieme nel momento presente senza fuggire da esso (Yontef, 1988; Philippson, 2011).
Restare e sostare fa sì che il nostro modo di rassicurare possa proiettare l’altro in avanti. In questo maniera infatti riduciamo il senso di solitudine, attenuiamo l’anticipazione del pericolo, permettiamo all’altro di respirare e aumentiamo la speranza e la fiducia di poter gestire ciò che verrà.
La rassicurazione ci fa andare avanti
Da quanto detto fin qui comprendiamo bene che c’è una dimensione della rassicurazione che va oltre la gestione dell’ansia, ed è una forza vitale che ci permette di muoverci, di andare avanti.
Bowlby la chiamava base sicura. Il bambino sa di poter tornare dalla madre – sa di poter essere confortato e rassicurato – e proprio per questo esplora, rischia, cresce e si avventura più lontano. Non perché non abbia paura, ma perché sa che ha qualcuno da cui tornare che sarà presente e sostenente (Bowlby, 1988).
Questo meccanismo non finisce con l’infanzia. Da adulti, abbiamo ancora bisogno di creare legami che siano una base sicura (Mikulincer e Shaver, 2017). 
Dalla rassicurazione all’auto-rassicurazione
Con il tempo e con le esperienze positive accumulate la rassicurazione ricevuta dagli altri diventa altresì una risorsa interna. Il cervello infatti impara dalle esperienze sicure precedenti – le registra a livello mnemonico – e costruisce gradualmente degli schemi interni di auto-rassicurazione. Tali schemi non sono altro che una traccia di quelle esperienze passate che diventano la voce interna rassicurante che sa calmare il sistema quando l’allarme scatta, in una dimensione di ritrovato autosostegno (Siegel, 2021).
Cosa accade in psicoterapia?
La relazione terapeutica può divenire proprio quella base sicura che permette alla persona di fare esperienza in modo consapevole di cosa significa sentirsi rassicurati. In aggiunta, il lavoro terapeutico può portare a qualcosa di ancora più prezioso: la capacità di lasciarsi rassicurare dagli altri senza difendersi, la capacità di rassicurare a propria volta in modo autentico e la capacità di auto-rassicurarsi, cioè di attingere a quella risorsa interna costruita man mano, esperienza dopo esperienza.
Bibliografia
Bowlby, J. (1996). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento. Raffaello Cortina Editore: Milano.
Cozolino, L. (2014). The Neuroscience of Human Relationships. W.W. Norton & Company.
Mikulincer, M., e Shaver, P.R. (2017). Attachment in Adulthood: Second Edition. Structure, Dynamics, and Change. Guildford Press.
Philippson, P. (2011). Self in Relation. Gestalt Journal Press.
Porges, S.W. (2014). La teoria polivagale. Fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell’attaccamento, della comunicazione e dell’autoregolazione. Giovanni Fioriti Editore: Roma.
Siegel, D.J. (2021). La mente relazionale. Neurobiologia dell’esperienza interpersonale. Raffaello Cortina Editore: Milano.
Yontef, G.M. (1988). Awareness, Dialogue, and Process: Essays on Gestalt Therapy. The Gestalt Journal Press.



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