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Attacco di panico: un grido all’ascolto di noi stessi

© Vera Pagani

Un numero sempre maggiore di persone riferisce di aver sperimentato almeno una volta nella vita un attacco di panico (Eurodap, 2019). Dal punto di vista sociale si potrebbe ipotizzare una connessione tra l’incertezza della società odierna e l’innalzamento di casi di attacchi di panico.

Ma che cos’è l’attacco di panico?

Attacco di Panico

Esso corrisponde ad un periodo preciso di intensa paura o disagio e comprendente sintomi somatici e cognitivi. Tali sintomi si sviluppano improvvisamente, raggiungono il picco nel giro di circa 10 minuti e poi scompaiono lasciando, tuttavia, il soggetto in uno stato di agitazione interiore.

Spesso, nel momento in cui raggiungono il picco, sono accompagnati dalla sensazione di “sentirsi in pericolo” e dalla conseguente urgenza, da parte del soggetto, di allontanarsi da quella situazione o luogo.

Attacco di panico: distinzioni, “amici” e affini

L’attacco di panico è un fenomeno diverso dall’ansia. Ciò che lo differenzia è proprio la peculiarità del suo presentarsi: uno sconvolgimento emotivo e psicofisico, limitato nel tempo, che smuove il normale vivere quotidiano dell’individuo.

Tuttavia l’attacco di panico spesso può incorrere in altri tipi di sofferenze (psicologiche e non) quali, ad esempio, gli stessi disturbi d’ansia o il vero e proprio disturbo di panico. Sostanzialmente ciò che distingue l’attacco di panico in sé e per sé dal disturbo di panico è il fatto che in quest’ultimo la persona ha sperimentato per un certo periodo attacchi di panico inaspettati e non causati da situazioni specifiche e prevedibili.

Da precisare, in ultimo, che l’attacco di panico va spesso a braccetto con l’agorafobia. Con questo termine vengono indicati sia la paura degli spazi aperti e vasti sia il timore di ritrovarsi in situazioni o luoghi da cui sarebbe difficile sfuggire, andarsene, allontanarsi o trovare aiuto.

Sintomatologia  

Al di là delle caratteristiche sintomatologiche, mi interessa in particolar modo portare la vostra attenzione su un fattore. I sintomi che per primi vengono riportati dai pazienti sono sintomi corporei (fame d’aria, tachicardia, nausea, vertigini, flash di caldo-freddo, ecc.).

Il corpo vuole comunicarci qualcosa circa noi stessi e lo fa nel miglior modo che in quel momento conosce: reclamando ascolto.

Ed ecco che qui entra in gioco l’utilità di un intervento psicoterapico.

La psicoterapia diventa l’occasione di accogliere il disagio generato dall’attacco di panico e di fermarsi insieme, cercando di comprendere e di gettare consapevolezza laddove l’attacco di panico ha attivato una spia luminosa.

Perché proprio la psicoterapia?

La psicoterapia si pone come modalità di approccio ideale. Nei casi di attacco di panico, infatti, essa è in grado di coniugare il lavoro su tre aspetti fondamentali dell’esperienza del paziente: l’aspetto corporeo, l’aspetto emotivo e l’aspetto cognitivo.

Non ho messo casualmente l’aspetto corporeo per primo. L’attacco di panico è un’occasione di ascolto di noi stessi che smuove prima di ogni cosa il corpo.

Quindi è importante, a mio avviso, che il paziente scelga un percorso psicoterapico che dia rilevanza ad un lavoro sul corpo e con il corpo.

Ovviamente questo sempre all’interno di una cornice solida: la relazione terapeuta-paziente. Una relazione in cui il paziente possa sentirsi al sicuro, sostenuto e incoraggiato.

Hai sperimentato un attacco di panico? Saresti interessato ad iniziare un percorso? contattami!

Credits foto: Tania Dimas e Alexas Foto da pixabay

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