La Psicoterapia con le tossicodipendenze
© Vera Pagani
Parlare di psicoterapia con le tossicodipendenze è complesso. Diversi orientamenti psicoterapici si sono occupati di dipendenza da sostanze. Qui di seguito vi esporrò ciò che, a mio avviso, è caratteristico del mio approccio, la Psicoterapia della Gestalt, nel lavoro con la persona dipendente da sostanze.
Vorrei porre il focus su tre fattori che considero pilastri fondamentali: la presa di coscienza e la motivazione al cambiamento da parte del paziente, l’affrontare insieme i momenti di crisi e il ruolo del terapeuta nel processo di cura (Lozano, 2000).
Presa di coscienza e motivazione al cambiamento
L’emergenza della dipendenza
La fretta. Cara vecchia nemica. Osservo spesso un atteggiamento frettoloso al cambiamento da parte dei miei pazienti con dipendenza da sostanze (e, se devo essere sincera, non solo da parte loro). Nel loro caso ciò avviene anche perché si trovano di fronte ad una problematica di una certa urgenza reale e tangibile. Da una parte infatti vi è il pericolo che il paziente sente per la propria vita, dall’altro lato la situazione è spesso angosciante non solo per il paziente stesso ma anche per i familiari, per gli amici e per le persone vicine.
L’importanza del darsi tempo
Questa fretta tuttavia non porta da nessuna parte e tende ad oscurare delle dinamiche importanti che, se svelate, potrebbero contribuire ad una ottimale prosecuzione del processo terapeutico. Tali dinamiche riguardano soprattutto il conflitto interno di chi presenta una tossicodipendenza. Il paziente “si sente schiavo della presunta libertà che il consumo gli dà” (Lozano, 2000). Egli, in effetti, vive tutta una serie di ambivalenze molto spesso nascoste: prova piacere ad usare la sostanza, si sente schiavo, a volte sente di poterla dominare, poi si sente trasgressore, poi colpevole, poi senza speranza, poi in grado di farcela da solo, ecc.
Ascoltare se stessi

Ecco allora che in campo psicoterapico cambiare ciò che si agisce, si pensa o si sente non è appropriato se prima non si realizza pienamente e autenticamente cosa si sta vivendo. E questo cosa significa?
Vuol dire che è inutile pretendere un cambiamento da noi stessi se prima non sappiamo dove ci troviamo, come ci sentiamo e cosa dice di noi questa sofferenza. Non prendere coscienza di questo, infatti, comporta il volere che qualcuno ci dica “cosa dobbiamo fare per guarire”. Questo è molto diverso dall’assunzione di responsabilità necessaria a rivelare i nostri bisogni, le nostre emozioni, i nostri conflitti e decidere liberamente cosa vogliamo per la nostra vita (Lozano, 2000).
Affrontare insieme i momenti di crisi
Le più svariate sostanze ormai sono utilizzate da chi le consuma per quasi tutti gli scopi, da un attuale “assumo perché voglio sentirmi più a mio agio con gli altri” ad un generico “mi faccio perché non voglio sentire nulla”. Ma si potrebbero riportare tanti altri esempi. Il fine è quasi sempre occuparsi della propria sofferenza ma in modo disfunzionale. Ecco perché la persona con una dipendenza da sostanze ha bisogno di essere consapevole, di diventare esploratrice di se stessa, di dare un senso alle proprie crisi personali, di portare attenzione al proprio corpo, alle sue emozioni e ai suoi pensieri.
Le crisi non sono qualcosa di negativo di per sé, da risolvere in fretta, ma sono qualcosa da contenere, guidare e sostenere in terapia affinché il paziente impari ad affrontarle senza scappare ancora e ancora (Borja, 2011).
Le paure non si evitano, si incontrano.
I problemi non si scacciano, si affrontano.
La ricaduta
Può anche capitare sussistano delle ricadute nel processo di guarigione. Ciò non deve generare pessimismo riguardo il trattamento o riguardo la possibilità di uscire da questa sofferenza. Occorre trattare le ricadute con adeguato rispetto. Questo significa riconoscerle, dar loro valore e sostare su ciò che è accaduto in modo serio, consapevole e aperto.
Il ruolo del terapeuta nel processo di cura
Il terapeuta della Gestalt parte da una concezione profonda, sensibile e umana del lavoro terapeutico che gli consente di guardare alla persona nella sua totalità e non solo per il sintomo che essa riporta. La qualità dell’approccio gestaltico sta infatti nell’integrare gli aspetti mentali, emotivi, fisici e sociali di una persona nell’esperienza che vive nel presente. Ciò porta ad un significato più ampio di ciò che sta accadendo. La comunicazione con il paziente sarà sempre genuina e autentica, basata sulla fiducia e sulla chiarezza.
Il terapeuta è inteso come un compagno nel processo di cura. L’obiettivo è lavorare sulla dipendenza, trovando insieme la soluzione migliore e personalizzata, per arrivare ad un autosostegno e ad un benessere relazionale reale.
Bibliografia
Borja, G. (2011). La locura lo Cura: Manifiesto Psicoterapéutico. Ediciones La Llave.
Lozano, J.G. (2000). Actitud en terapia gestalt con drogodependientes. Informació Psicològica, 74:32-36.