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Quando parlare di dipendenza?

© Vera Pagani

Dipende, da che dipende (cit.)

Quando parlare di dipendenza? Quando riconoscere che forse corriamo il rischio di diventare dipendenti da una sostanza, da un oggetto, da una persona?

Parleremo di questo e metteremo alcuni puntini sulle “i” che possono essere utili per orientarci e fare il punto rispetto ad alcune nostre fragilità.

Innanzitutto non è mai facile parlare di dipendenza. Perché? Spesso incorriamo in alcuni “luoghi comuni” piuttosto scontati, superficiali. Tali luoghi comuni lasciano il tempo che trovano e non rendono giustizia ad una tematica così delicata, complessa e spesso bistrattata.

L’importanza di informare

Parlando di dipendenza, alcune persone pronunciano frasi del tipo “Io non sono dipendente”, “Non sarò mai come loro (i tossicodipendenti)”.  Viceversa altri dicono “Ma sì, tutti siamo dipendenti. Chi non lo è oggi?”, “Allora è dipendente anche chi prende farmaci ogni giorno. La dipendenza c’è da sempre”.

Ecco che allora diventa importante fare adeguate distinzioni.

In Italia generalmente il termine “dipendenza” è utilizzato come termine “ombrello” per includere processi che, tuttavia, si possono differenziare in modo assolutamente significativo.

Sarebbe, infatti, più corretto, come accade nella lingua inglese, differenziare il termine “dipendenza” dal termine “addiction” (che in italiano non ha una sua specifica traduzione).

Più precisamente, con dipendenza si indica qualsiasi dipendenza fisica o chimica, tale per cui l’organismo necessita di quella determinata sostanza per funzionare e quindi la richiede (Guerreschi, 2005). La dipendenza, quindi, è connessa ad una necessità di funzionamento a livello organico; senza sostanza l’organismo ne risente, fino ad esserne minata addirittura la sua sopravvivenza. Molto spesso, per rendere chiaro il meccanismo, si riporta l’esempio di chi è diabetico e “dipende” in modo stretto dall’insulina per poter vivere nel modo più sereno possibile.

Con il termine “addiction”, invece, si intende una condizione generale in cui fa da padrone la dipendenza di tipo psicologico, la quale spinge il soggetto alla ricerca dell’oggetto, della sostanza o dell’attuazione del comportamento, senza il quale l’esistenza diventa priva di senso (Guerreschi, 2015).

Ciò che, allora, distingue la dipendenza dall’addiction è il fatto che nell’addiction l’oggetto è investito anche da una componente affettiva, che spinge a promuove l’aspetto comportamentale del soggetto (Pintus e Crolle Santi, 2014).

Quindi è la componente emozionale sperimentata nel rapporto con l’oggetto che fa sì la persona ricorra di nuovo compulsivamente all’oggetto stesso e ne richieda sempre di più (Pintus e Crolle Santi, 2014).

Pertanto, l’addiction include la dipendenza (specie nel caso delle dipendenze da sostanze) ma implica anche un potente coinvolgimento emotivo, sensoriale, comportamentale da parte della persona stessa che porta ad un’esperienza, appunto, potentemente coinvolgente. 

L’importanza di riflettere

A questo punto capite che l’articolo avrebbe dovuto intitolarsi “Quando parlare di addiction?”. Il punto centrale della dipendenza, infatti, così come noi la intendiamo, è proprio l’addiction!

Diventa allora importante chiedersi quando iniziare a riflettere, quando riconoscere che stiamo iniziando a rischiare di diventare dipendenti.

Molto semplicemente sintetizzo dicendo che l’addiction è un’esperienza che ruba energia al resto delle cose. Una sostanza, così come un oggetto o un’azione non possono, unicamente da soli, assoggettare definitivamente un individuo. È infatti nell’interazione tra sfera personale (emotiva, cognitiva, comportamentale), oggetto/sostanza e contesto (familiare, lavorativo, sociale, relazionale), che l’individuo inizia a considerare questo particolare rapporto come positivo, benefico, salvifico, necessario, sostanziale, desiderato, sviluppando così un’addiction.

L’importanza di agire

Facendo il proprio bilancio complessivo una persona può accorgersi di quanto un oggetto, una persona, un’attività o una sostanza, assorba tutte le sue energie emotive comportamentali e cognitive. Questo a discapito di altri ambiti della sua vita, che vanno perdendosi, diventano insignificanti, sterili, non sono più fonti di piacere e di emozioni.

In tal caso è bene ascoltare questo campanello di allarme e iniziare ad agire, perché il rischio di una dipendenza può essere alle porte.

Uscirne si può! Ed è ancora più possibile se aiutati da professionisti che lavorano in questo ambito da tempo.

Se senti questo articolo ha toccato una parte di te e vuoi, anche solo semplicemente, maggiori informazioni non esitare a contattarmi.

Bibliografia

Guerreschi C. (2005). New Addiction. Le nuove dipendenze. Cinisello Balsamo (MI): San Paolo Edizioni.

Pintus G., Crolle Santi M.V. (2014). La relazione assoluta. Roma: Aracne.

Credits foto: Serhat Beyazkaya da unsplash e Joey Theswampboi da pexels

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