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Il Minority Stress

© Vera Pagani

Cos’è il Minority Stress?

Il Minority Stress trae le sue origini dall’interesse di alcuni teorici che già anni prima di definire questo particolare tipo di stress, studiavano l’effetto negativo delle condizioni sociali, come il pregiudizio e lo stigma, sulla vita degli individui e dei gruppi che ne erano oggetto (Meyer, 2003).

Esso si distingue in modo netto dallo stress in senso generico (chiamato per praticità stress individuale) perché è uno stress sociale a cui sono esposti gli individui provenienti da categorie sociali stigmatizzate proprio a causa della loro posizione sociale, spesso minoritaria.

Dunque il Minority Stress consiste nell’esposizione ad uno stress cronico per lunghi periodi di tempo in cui le caratteristiche che definiscono l’identità come, ad esempio, l’orientamento sessuale, la provenienza geografica, le credenze religiose, vengono utilizzate per emarginare le persone.

I fattori “unici” di stress sociale includono: discriminazione, stigma, aspettative di rifiuto, stress associato all’occultamento dello stigma, interiorizzazione di convinzioni negative sulla propria identità sessuale, ecc. (Stewart, Frost e LeBlanc, 2019). Ad esempio, un indicatore a livello individuale dello stress da minoranza potrebbe essere la negazione di una promozione sul lavoro a causa del proprio orientamento sessuale.

Minority Stress

Quali sono i punti centrali del Minority Stress?

Nello sviluppo del concetto di Minority Stress, i punti di base assodati dai ricercatori sono (Meyer, 2003):

a) Il Minority Stress è unico, ovvero è uno stress che si “aggiunge” e si somma ai fattori di stress generali che sono vissuti da tutte le persone. Capirete, dunque, che alle persone stigmatizzate è richiesto uno sforzo di adattamento al di sopra di quello richiesto alla popolazione non stigmatizzata.

b) Il Minority Stress è cronico, ossia è correlato a strutture sociali e culturali sottostanti che sono relativamente stabili;

c) Il Minority Stress è su base sociale. Esso deriva, infatti, da processi, istituzioni e strutture sociali al di là dell’individuo piuttosto che da eventi o condizioni individuali che caratterizzano fattori di stress generali o comunque non sociali della persona e o del gruppo.

Quali sono i sintomi che possono insorgere?

I pazienti che soffrono di Minority Stress spesso arrivano in colloquio riportando un grande stato di ansia, umore e autostima bassi, depressione, basso livello di benessere e, soprattutto, la sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato in loro.

La capacità di relazionarsi con se stessi o con gli altri è in qualche modo compromessa da un profondo senso di sentirsi imperfetti.

Lazarus e Folkman (1984) ci vengono in aiuto nella descrizione del vissuto relativo a questa tipologia di stress. La persona vive un conflitto, si percepisce come “disallineata” rispetto alla sua esperienza nella e della società. Allo stesso tempo, Selye (1982) afferma, appunto, che risulta centrale il senso di armonia con il proprio ambiente come base di una vita sana.

Risulta evidente, quindi, che la privazione di tale senso di armonia può essere considerata la fonte del Minority Stress. Certamente, quando l’individuo è membro di un gruppo minoritario stigmatizzato, la disarmonia tra l’individuo e la cultura dominante può essere onerosa e lo stress che ne risulta significativo (Meyer, 2003).

Perché la Psicoterapia della Gestalt con il Minority Stress?

La psicoterapia, prima di tutto, si pone l’obiettivo di lavorare con il paziente sul Minority Stress per alleviare i sintomi che possono insorgere. Non è di certo un percorso che è teso ad annullare o cancellare le ferite passate date dal Minority Stress nel corso della vita. Tuttavia parlare con un terapeuta delle esperienze di vita che hanno causato sofferenza rimodella e dà una forma nuova al modo che avrà il paziente di vivere da lì in poi la sua vita.

La Psicoterapia della Gestalt ci permette di fare questo attraverso l’accoglienza, il riconoscimento delle ferite, la validazione del vissuto e la presa di consapevolezza del nostro modo di funzionare e rispondere all’ambiente su tre livelli: cognitivo, corporeo ed emotivo.

Lavorare in terapia su questi aspetti, attraverso la sperimentazione in uno spazio sicuro, può essere molto utile per la gestione e il decremento del Minority Stress nonché per l’elaborazione delle ferite personali.

Bibliografia

Lazarus, R.S., Folkman, S. (1984). Stress, appraisal, and coping. New York: Springer.

Meyer, I.H. (2003). Prejudice, Social Stress, and Mental Health in Lesbian, Gay, and Bisexual Populations: Conceptual Issues and Research Evidence. Psychol. Bull., 129(5): 674-697.

Selye, H. (1982). Stress and holistic medicine. In: Sutterley, D.S., Donnelly, G.F., editors. Coping with stress: A nursing perspective. Rockville, MD: Aspen Systems, p. 69-72.

Stewart, S.F., Frost, D.M., & LeBlanc, A.J. (2019). Understanding How Emerging Same-Sex Couples Make Meaning of Minority Stress: A Narrative Approach. J. Fam. Psychol., 33(2): 183-193.

Credits foto: Nik Shuliahin da unsplash e Engin Akyurt da pexels

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