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Gioco d’Azzardo Patologico

© Vera Pagani

A quale tipo di gioco rimanda il Gioco d’Azzardo?

Il gioco d’azzardo rimanda ad un tipo di gioco dove la vittoria o la perdita sono da attribuire al caso. Giocare significa sostanzialmente svolgere un ruolo passivo e di attesa, essere nelle mani del destino (esempi eclatanti: lotteria, scommesse dei cavalli, ecc.).

Le tipologie di giocatore

A chi non è mai capitato di giocare, durante le festività natalizie, alla tombola? Va detto, quindi, che il gioco d’azzardo per la maggior parte delle persone rappresenta un passatempo momentaneo, una tradizione condivisibile con altre persone. Per altri, purtroppo, diventa una vera e propria sofferenza, un problema, una dipendenza, nota con il nome di Gioco d’Azzardo Patologico, che può portare gravi conseguenze non solo nella vita del giocatore stesso ma anche in quella di chi gli sta intorno.

Guerreschi (2000) suggerisce un’interessante distinzione in sei tipi di giocatori:

  1. Giocatori d’Azione con Sindrome di Dipendenza: il gioco cattura completamente la loro attenzione e diventa, anche involontariamente, la priorità, a scapito di famiglia, amici e lavoro.
  2. Giocatori per Fuga con sindrome di Dipendenza: utilizzano il gioco per alleviare altre sofferenze o difficoltà di vita. Giocano, quindi, per ridurre l’ansia, la depressione, la noia, il senso di solitudine, lo stress o per staccare la spina. La cosa pericolosa è che il gioco diventa l’unico strumento funzionante per alleviare tali problematiche.
  3. Giocatori Sociali Costanti: il gioco è la principale fonte di rilassamento e divertimento. Tuttavia riescono a trovare altre attività che li distraggono e li aiutano ad alleviare tensioni o superare momenti di difficoltà. Riescono a mantenere il controllo sul gioco e, dunque, non trascurano lavoro, famiglia o amici.
  4. Giocatori Sociali Adeguati: giocano qualche volta per passatempo o per puro divertimento. Ciò non interferisce con le loro normali attività quotidiane o di vita.
  5. Giocatori Antisociali: utilizzano il gioco per ottenere illegalmente dei guadagni.
  6. Giocatori Professionisti Non Patologici: l’attività del gioco è per loro solo una professione.

Gioco d'Azzardo Patologico

Quando il Gioco d’Azzardo inizia a diventare un problema?

È evidente, quindi, che il gioco d’azzardo diventa patologico quando non rimane più un’attività meramente ricreativa e controllata, ma si trasforma in un’attività che risucchia completamente alla persona tempo, attenzione, pensieri ed energie.

I sintomi o segnali più lampanti sono:

  • Coinvolgimento sempre crescente in termini di tempo, emozioni e denaro nell’attività dedicata al gioco;
  • Bisogno di giocare somme sempre più alte per raggiungere lo stato di benessere desiderato;
  • Incapacità o grande difficoltà a fermarsi;
  • Perdita di una quantità eccessiva di denaro rispetto alle entrate economiche;
  • Irrequietezza o irritabilità quando il giocatore smette di giocare o è impossibilitato a giocare;
  • Il gioco diventa una fuga cronica dai problemi o dai momenti di sconforto;
  • La persona quando perde vuole spesso tornare a giocare per rifarsi della perdita subita;
  • Mente agli altri (familiari e non) per nascondere il livello di coinvolgimento nei confronti del gioco;
  • Confida che gli altri possano fornire denaro in caso di bisogno causato dal gioco;
  • Compie degli sforzi per ridurre il gioco ma non riesce a smettere di giocare o non riesce a mantenere un livello adeguato di controllo;
  • Non è consapevole della gravità legata alla sua condizione;
  • Compie azioni illegali pur di riuscire a giocare;
  • Mette a rischio cose molto importanti.

Gioco d’Azzardo Patologico Online

La fruizione del gioco d’azzardo nel mondo virtuale è potenzialmente ancora più rischiosa del gioco d’azzardo “in presenza” per diversi motivi (Lavenia, 2018):

– Vi si accede molto facilmente: internet consente un accesso facile ed immediato. In aggiunta, alcune volte ci sono dei banner che invitano proprio al gioco senza che tu lo voglia;

– Vi è un bonus di entrata: viene data alla persona una cifra piccola per avere la possibilità di iniziare a giocare. Vengono, però, presto richiesti i dati della propria carta di credito che restano registrati;

– Risulta difficile controllare l’età reale della persona che gioca: vi è, dunque, un grande rischio per i minorenni;

– Non vi è timore del giudizio altrui: il gioco è sostanzialmente solitario e fruibile in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo;

– Nessun vincolo: non ci sono limiti orari o spazio-temporali;

– Non si ha un’idea precisa di quanto si perde: dando la carta è ancora più difficile accorgersi della reale entità delle perdite;

– Le partite non hanno dispendio cognitivo: risultano facili, veloci e hanno regole molto semplici.

– Percezione di vincita facile: soprattutto nei giovani ci può essere una erronea percezione di guadagni facili senza mettere impegno nelle attività svolte.

Cosa fare per intervenire?

Intervenire si può. In cosa consiste il mio aiuto? Insieme allo psicoterapeuta, durante il percorso, vengono strutturate delle strategie personalizzate al fine di gestire i momenti di impulsività. Allo stesso modo si sosta sull’ambito emotivo e di pensiero in modo tale da riuscire a fornire al paziente, lavorando in sinergia con lui, un nuovo modo di affrontare le sfide della vita e di stare nella quotidianità senza il pensiero opprimente e il desiderio costante del gioco.

Per ulteriori informazioni o per prenotare un colloquio contattami.

Bibliografia

Guerreschi, C. (2000). Giocati dal gioco. Quando il divertimento diventa una malattia: il gioco d’azzardo patologico. San Paolo Edizioni: Cinisello Balsamo.

Lavenia G. (2018). Le dipendenze tecnologiche: valutazione, diagnosi e cura. Giunti Psychometrics: Firenze.

Credits foto: Erick Mclean da unsplash e Dylan Clifton da unsplash

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