Perché ha senso parlare di percorso comunitario?
© Vera Pagani

Le persone che soffrono di dipendenza da droghe o alcol vivono con la sostanza una relazione così passionale e intensa da sconvolgere completamente la loro sfera familiare, lavorativa, amicale e sociale. Tutto cambia e va in frantumi, proprio come uno specchio che si rompe scaraventandosi a terra. E questo fa male. In aggiunta, può capitare che la persona viva, al contempo, una sofferenza psichiatrica.
Come si può tentare di uscirne? Spesso le persone provano diverse strade. In alcuni casi approdano in una comunità terapeutica residenziale.
Si approda in comunità per scelta, a volte per obbligo, altre volte perché richiesto dai familiari, per proposta dei servizi o come alternativa al regime carcerario.
Il percorso terapeutico comunitario come occasione
La via di approdo alla comunità, quindi, può essere indicata da diverse persone. Tuttavia, indipendentemente da questo, ciò che conta è il fatto che la persona ha una grande occasione. La persona ha la possibilità di far proprio il percorso comunitario e sfruttare questo momento prezioso.
Perché il percorso terapeutico in una comunità è un momento prezioso nella vita di chi soffre di una dipendenza? La comunità è luogo di cura. Essa offre la possibilità all’individuo di “allenarsi” in una palestra di vita che offre alcuni doni da vivere e sfruttare.
I doni offerti dal percorso comunitario
- Un’occasione per sostare: una vita che va in frantumi richiede un tempo e uno spazio per essere “ricomposta”. La comunità dà la possibilità alla persona di ricentrarsi su se stessa, fare il punto della sua esistenza. Ciò significa sostanzialmente: mettere ordine nella propria mente, curare il proprio corpo e osservare la propria vita con occhio lucido e attento.
- Uno spazio per sperimentarsi: la sofferenza psicologica propria della dipendenza comporta, prima di ogni cosa, il cambiamento della percezione di noi stessi: chi siamo, cosa vogliamo ottenere e come mettere in campo i nostri talenti e le nostre risorse. La comunità, passo dopo passo, grazie all’enorme contributo di un gruppo di coordinamento multiprofessionale, aiuta la persona a sperimentare se stessa in relazione alle sfide della vita e imparare a riflettere sulle vittorie e sulle sconfitte.
- Un punto di partenza per ricostruire: la persona ha l’occasione di “riprendere in mano” i pezzi dello specchio andato in frantumi. Tali pezzi comprendevano relazioni familiari, amicali, sociali e lavorative che possono essere riparati dando loro nuova vita e lucentezza.
- Un porto da cui ripartire: la persona, carica dell’energia e saldamente ancorata al sostegno acquisito nel lavoro con l’équipe di comunità è, infine, pronta a ripartire muovendo i suoi passi su un terreno che, stavolta, appare solido e può reggere.
Tutto ciò è possibile grazie al nutrimento relazionale che la comunità garantisce alla persona lungo questo percorso essendo, prima di ogni cosa, un luogo supportivo in cui è possibile sentire la forza dell’essere sostenuti e incoraggiati alla vita.
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